Nemesi del web per Grillo

Beppe Grillo è di nuovo arrivato terzo. Solo che stavolta è tutta un’altra cosa. Lo tsunami ha fatto il percorso inverso, sommergendo la cosiddetta “vittoria morale” di febbraio, quando il M5s era terzo dietro a centrosinistra e centrodestra, sì, ma primo come partito alla Camera, con il 25 per cento dei consensi totali e una serie di “vaffa” da spendere nei palazzi non ancora orientati alle larghe intese. Eppure non è il terzo posto, ora, la grana peggiore per Grillo, e non sono tanto i numeri il problema.
11 AGO 20
Immagine di Nemesi del web per Grillo
Beppe Grillo è di nuovo arrivato terzo. Solo che stavolta è tutta un’altra cosa. Lo tsunami ha fatto il percorso inverso, sommergendo la cosiddetta “vittoria morale” di febbraio, quando il M5s era terzo dietro a centrosinistra e centrodestra, sì, ma primo come partito alla Camera, con il 25 per cento dei consensi totali e una serie di “vaffa” da spendere nei palazzi non ancora orientati alle larghe intese. Eppure non è il terzo posto, ora, la grana peggiore per Grillo, e non sono tanto i numeri il problema (comunque poco digeribili: ieri sera, a spoglio ancora in corso, il M5s a Roma sembrava passare dal 27 al 12,5 per cento, mentre a Siena, Treviso e soprattutto in Valle D’Aosta le percentuali trionfali dell’inverno venivano in alcuni casi ridotte a un terzo – sette, sei, cinque per cento per i candidati sindaci, comunque fuori dai giochi dei grandi ballottaggi). “Zoccolo duro da cui ripartire”; “calo non drammatico”: le parole autoconsolatorie dei Cinque Stelle rimbalzano ora contro la nemesi che ha colpito il vertice (Grillo e Casaleggio) nel suo punto di forza-debolezza: la rete. La rete coccolata e aizzata nel suo essere anche stupidamente epidermica, e ora altrettamento epidermicamente pronta a decapitare i vincitori di tre mesi fa (“Beppe vaffa a te”; “Beppe vai in tv”; “struzzi”; “dementi” – ed è solo l’inizio di un fiume di commenti esarcebati sul blog dell’ex comico, dove quelli che Grillo chiamava “trolls” ora rimarcano a male parole il concetto del “comunque bisognava governare”).
Il bagno di realtà è prima di tutto internettiano, ché il governo mondiale su Google sognato da Gianrobero Casaleggio non soltanto è di là da venire ma persino nella sua versione parziale, nel mare del web non domato e indomabile, riserva brutte sorprese ai suoi profeti, oggetto di un disamore grande quanto l’amore effimero guadagnato al primo giro (non sul web, ma in piazza, solo che adesso non basta più neanche quella). La tv, il mostro perseguito nei processi-farsa ai trasgressori a Cinque Stelle, ora è visto come panacea dalla massa influenzabile del bar da sociale network, dove basta che uno gridi “abbasso” che cento gridino “abbasso” (come prima urlavano “viva”). Solo che andare in tv, ora, potrebbe essere persino peggio (immaginarsi per esempio Vito Crimi che dice, come oggi al Corriere: chi si occupa di strategie politiche è fuori dal Movimento).